...28 anni c'avevo...quanto ero caruccio! [Si, buona sera, figurarsi, caruccio...] Si tanto caruccio! Magretto, secchetto, si secco so sempre stato, questo lo confesso, ma n'Marc'Antonio in confronto ad adesso. Un po' Dumbo questo si lo confesso, ma ero tanto caruccio...
...Quanto me sarebbe piaciuta 'na bella famija, n' marito. No! M'hanno schiaffato qua dentro. Me so aperto un blog perché nessuno me voleva. Quanto me fa brutto sto posto! Brutte siete! Tutte quante, brutte, racchie...
Te, fatte vede: c'hai le baffe, taglia le baffe. Te: allenta la cinghia che te se vedono le forme Te: magna de meno Allaccia le scarpe Tira su le carze Giù: un'ora de vergogna Giù: du giorni de vergogna Giù: fatte la barba Giù: no te va bene così, basta che no ride Questa è normale Questa è morta Quattr'occhi giù:...se, hai capito... Giraffò, giù: si, lallero... Giù: Magna de meno che pigli il volo fra un po' Dracula, abbassa l'occhi: questa notte a mezzanotte, vai a letto, sii
Quanto me fa brutto sto posto!
Non ce vojo sta più qui dentro!
Brutte siete, tutte quante. Brutte, storte, racchie e cattive!
Un'ora de penitenza, tutte quante. Suona la penitenza:
A chi mi ha accusato di snobismo per non aver linkato blog altrui, ecco: questi sono quelli che ho letto più spesso e che nella maggior parte dei casi – ciò che più conta – ho anche sentito parlare.
Per ora grazie.
Lo so: è come subire le diapositive delle ferie, ma almeno qui potete defilarvi quando volete e non sentirvi in obbligo di portarmi marrons glacés.
Detto questo, come già intuito durante una fugace visita di tredici anni fa, potrei vivere a New York “felice come una vacca in un prato”. Pochi avranno colto la citazione, ma effettivamente per quasi tutta la vacanza mi sono sentito come Bette Midler in “Affari d'oro”. Nella versione Jupiter Hollow naturalmente. Sebbene altre versioni siano prepotentemente emerse.
Critico d'arte Di particolare interesse una mostra fotografica intitolata “The state of the art”: in essa le immagini immortalano la profonda interazione fra opera d'arte e spettatore, innalzando i musei a piccole alcove, in cui il visitatore riesce ad isolarsi, calandosi in una atmosfera di detonazione mistica.
Campione rappresentativo - Intervistatore: “Hi guys, can I make you some questions about sex and drugs?” - Countrypolitan: “Sure. But I don't have sex and I don't do drugs” - Intervistatore: “Bye”.
Animale della notte Entrare in un locale proprio mentre un addetto dello staff porta fuori una palla stroboscopica crollata dal soffitto. Apprendere che quella palla era crollata qualche istante prima sulle spalle di una vecchia gloria della blogosfera. Attendere quest'ultimo per delle mezz'ore in un sexyshop del Village, sulle note, guarda caso, di Disturbia. Chi non becca, movimenta le proprie notti come può.
Derisio Icon Sentirsi fissati e derisi per il proprio look in una città come New York, dove gli estranei si guardano solo se disgraziatamente inciampano tra di loro, è fonte di immensa soddisfazione... In verità sono indietro di trent'anni e la cosa emerge in tutto il suo orrore in templi del male come Macy's e Bloomingdale's, dove il management ha quantomeno l'accortezza di placare gli animi con tartine e prosecchi serviti gratuitamente.
Broadway star Messe da parte le velleità artistiche come fu costretta a fare Mama Rose in Gypsy e accontentatosi delle potenzialità teatrali del mondo delle carceri narrato in Chicago, il blog Countrypolitan è diventato un musical. I manifesti traggono origine - con poca fantasia - dalla sua icona Splinder. Concordemente entusiastiche le recensioni.
Senza maschera E' anche possibile cambiare icona, intravedersi nei vetri sporchi di un taxi e pensare che anche basta con i il sarcasmo a tutti i costi, gli snob di ritorno, gli intrighi di corte, i microcosmi finto-culturali e quelli sfigo-elitari, il fingere di voler perdere l'altro e io il latte solo parzialmente scremato. Basta! Ce la meniamo tutti in maniera penosa. Provo a muovere io il primo [il secondo?], maldestro passo: sono un ragazzo di campagna, molto più alla mano di quanto non si dica e che cerca lo stesso tipo di amore narrato nelle pagine di “Confidenze” o “Intimità”.
Mentre venerdì sera mi recavo nella metropoli con il regionale delle 20.10 mi sono ricordato di avere un blog. Dovendo riferire solo d'insipidi aneddoti, pensavo l'avrei aggiornato prendendo spunto dalla setlist dell'ultimo tour di Madonna, apparentemente un altro insipido aneddoto che mi apprestavo a vivere ed i cui titoli sembravano adattarsi alla perfezione a ciò che avrei voluto narrare [non tutti invero - quale attinenza fra “Spanish lesson” e il mio presente? - ma con qualche forzatura ci sarei riuscito].
Un'idea davvero ganza, lo so.
Per vostra fortuna, ma soprattutto per la mia, il concerto è stato tutt'altro che insipido. E il “Previously on Countrypolitan” verrà trasmesso il prossimo mai.
Segue invece: “Cose ganze che mi sento di segnalare”.
L'umore della nostra amiga Veronika [non ancora nella ben nota fase 'scazzo' in cui si adagia dopo le date iniziali], nonché un certo mood propositivo del tipo “ci mancava solo il ritorno di Tina Turner”. Degli ultimi tour questo è infatti quello in cui lei è più presente sul palco e in cui, quando c'è, fa. Magari non alla perfezione, ma è sempre meglio che vederla immobile con una pletora di ballerini che le volteggiano attorno, nel maldestro tentativo di giustificare il denaro estorto.
Gli abiti sono un tantino fuori età, ma quantomeno funzionali a cambi molto più veloci del solito, che non costringono gli astanti a subire interminabili videoproiezioni. Rifacendomi poi a quanto detto dalla più grande dea dello stile che io conosca [mia madre]: “E' un bene che nonostante i miliardi e i cinquant’anni non vesta Chanel, perché sarebbe ancora più ridicola”.
Le notevoli doti di improvvisazione sfoggiate allorquando, pochi secondi prima di intonare “You must love me”, il pubblico la inneggia con quel “Evita, Evita”, che scandisce il “Final Broadcast” nel film [bravi: sicuramente meglio del "alè ooo" di due anni fa o il "sei bellissimaaaa" del 2001]. A quel punto lo sguardo della Ciccone si fa immobile e impietrito, come se un occhio di bue le stesse per cadere dritto sulle gambe. La soluzione più tranchant è quella di intonare comunque la canzone, nella speranza che i descamisados tacciano. D'altronde “the show must go on”. Persino quando il pubblico interagisce.
L'ultima sezione sembra quella più deludente [ovviamente anche quella che ha riscosso più consensi fra il pubblico...]. Il tutto è comunque ampiamente riscattato a miei occhi dalla versione di “Like a prayer” sapientemente remixata con “It feels like home” dei Meck: l'atmosfera è surreale, perché a metà strada fra un rave tamarro e il giorno dell'Apocalisse.
Le canzoni dell'ultimo album non sono certo dei capolavori, eppure lo spettacolo riesce nell'impossibile, facendo digerire anche la caramella più dura.
Il concerto sembra aver diviso. Davvero una novità per Madonna! Ma nel tutto non è chiaro che cosa non sia piaciuto ai delusi. Certo, se l'unico metro di giudizio dev'essere la tinta forse è meglio tacere.
Molti dissensi giungono dritti dritti da Nizza. Ma che cosa è successo a Nizza? Che cosa succede sempre a Nizza? Perché Madonna e Nizza non quagliano [ricordo la papera sulle note di “Material Girl” nel ’90]?
Ovviamente c'è stato un prima.
Nel costo del biglietto era infatti inclusa una fedele ricostruzione della breccia di Porta Pia, cui si poteva partecipare attivamente con tanto di colpi di cannone, armi chimiche e mitragliatrici “Villar Perosa”.
E anche un dopo.
Una signora romana dal trucco vistoso e che a parole elargiva “pigne in faccia” mi ha ricordato come un'indole aggressiva possa condurre su un palco di fronte a 60.000 persone, ma anche al turno di notte alla cassa di un Macdonald. [O forse in questo caso l'aggressività viene dopo, non lo so, ero stanco].
Per tutto il durante ringrazio il mio accompagnatore d'eccezione, il quale, più confuso che persuaso, mi ha sopportato in questa inedita veste di fan riposseduto e senza scrupoli, che avanza fra la folla ripetendosi "non c'è tempo per i sentimentalismi".
A Cazzano di Tramigna, oltre all’insediamento dell’antipapa Cadaloo e alla fucilazione di Onilda Spiazzi da parte della Repubblica di Salò, è accaduto che Countrypolitan e un suo degno compare, nell’atto di scrutare il Lago della Mora ed attendendo qualcuno di non ottuso a nuovi stimoli, venissero sbeffeggiati da quattro ragazzine autoctone.
Unicamente per spregio e non certo perché torneranno agli onori di questo blog, le chiameremo Cazzana, Policella, Amarona e Reciota.
Il gruppo era dei più convenzionali: leader biondo cenere, clone biondo tinto, due discepole indistinguibili e sottomesse.
Come i più maliziosi avranno intuito, Countrypolitan e compare erano rei di essere due invertiti.
[Amiamo immaginare le sopra citate fanciulle intente a leggere questo post…
- Amarona: Ma invertiti vorlo dir che i se scambia?
- Reciota: Ma cosa disito Amarona! Vol dir che ga piase el manego!]
I due additati erano peraltro immobili e silenti, per il che la deduzione delle giovani dev’essere pervenuta grazie alla compresenza dei seguenti indizi: maxiborsa porta-cadevere, jeans a calzamaglia, assenza di indumenti Bikkembergs.
L’arma sfoderata dai due avventori è stata la più semplice ed efficace: fissare imperscrutabili le proprie accusatrici con un leggero velo di derisio.
Nulla di più avvilente e insidioso per la già debole psiche di una tredicenne.
Speriamo solo che crescano nell’insicurezza più assoluta, sentendosi addosso in eterno gli occhi malevoli dei due perfidi individui di passaggio.
E che magari esternino questa loro insicurezza uccidendosi a calci tra di loro, passatempo notoriamente diffuso nella zona.
I quattro esemplari di coatta razzista hanno tuttavia avuto una loro utilità: rendere consapevole Countrypolitan di non aver ancora espresso il proprio Verbo a livello universale. Impegnato a diffonderlo in ambito gay (dove continua ad esservi un bisogno estremo), egli ha infatti trascurato il subdolo mondo delle adolescenti.
Per l’estate 2008 SieteTuttiObesi si tinge dunque di rosa e cede la parola a tre testimonial d’eccezione:
[E giacché se a Cazzano di Tramigna l’italiano è un capriccio, l’inglese è allegoria, riportiamo diligentemente ad uso coatta:
Growing up female in this world is not easy. In China baby girls are routinely put up for adoption.
And in parts of Africa women are still made to live in tents during the time of their menses.
And even in fancy countries like United States and England seven out of ten teenage girls have a negative body image.
Urge [dopo dieci giorni?] rimedio al fine di uscire dall’empasse creato dal post precedente.
Per tuffarsi in uno maggiore, ovviamente.
Occorrerebbe raccontare qualcos’altro e dunque – che so – avere una vita.
Nell’attesa potrei, in via del tutto eccezionale, rapportarmi a temi di attualità o financo storico-artistici. Che siete delle personcine colte.
Temi raccolti sinora:
- il registro psicologico della poesia erotica di Paolo Silenziario nell’epigramma greco: l’amore non come trastullo di una notte, ma passione divorante dalla quale Patsy Kensit tenta invano di liberarsi.
- L’utilità del patto ‘Roma sicura’ e il convinto tentativo di Alemanno di contrastare prostituzione, abusivismo commerciale, lavoro clandestino, accattonaggio con l’impiego di Patsy Kensit e minorenni.
Ok…
Mi chiamo Countrypolitan e vedo Patsy ovunque. La cosa va avanti da tempo ma solo ora trovo la forza di parlarne. Trattasi di evidenti sintomi di disagio che si manifestano attraverso l’epifania della Kensit sul volto dei passanti e il riecheggiare della sua non-voce nelle mie orecchie.
L’utilità di Patsy Kensit nel sistema potrebbe sembrare pari allo zero assoluto. Ma non crediate: vi sono giunoniche eccezioni.
Jim Kerr e Liam Gallagher, per esempio, si sentono legittimati a proferire solenni porconi ogni qualvolta devono staccarle l’assegno di mantenimento.
Quarantenni soli e deformi si stanno ancora smanettando pensando alla famosa spallina traditrice che scandalizzò il pubblico sanremese nel 1987. Ed ora, grazie a prodigi di youtube, possono cassare l’immaginazione.
Countrypolitan rivede il video di When the phone stops ringing [ma mai più di quelle 3-4 volte al giorno], congetturando su come potrebbe stare con indosso un miniabito nero di velluto jacquard.
Infine, come riportato in ogni sito sulla Kensit, se Patsy non avesse declinato la parte del capitano Janeway in Startrek Voyager, il carrierone di Kate Mulgrew non sarebbe mai decollato.
Quando avrò capito chi sia Kate Mulgrew scriverò un post sulla evidente irrilevanza dei treni persi.
O delle navi spaziali che ci volano quotidianamente sopra la testa.
Per ora, j’ai pas peur. J’ai pas peur a Kate Mulgrew. J’ai pas peur a tutti!
Il 26 giugno avevo un sacco di scadenze. Il 26 giugno mi attendevano un accordo, molti disaccordi e forse anche un vaffanculo. Il 26 giugno avrei dovuto sbrigare così tante faccende che settimane prima mi ero limitato a lasciare un post-it sulla scrivania con scritto ‘26/6!!!’, sapendo che alla sua vista mi sarei ricordato di ogni incombenza.
Eppure il 26 giugno mi sono alzato in ritardo. Il 26 giugno non mi sono fatto la barba. Il 26 giugno non m’importava. Il 26 giugno ho avuto una brutta sorpresa.
Scrivere quello che è successo il 26 giugno è quasi irrispettoso. Ma fatto il 6 luglio, dopo aver avuto l’ardire di tornare ad esistere, mi sembra perdonabile.
Ripenso all’ultima frase che ha detto in mia presenza, chiosando l’ennesima lotta intestina con la Regina delle Salamandre “Ti sei comportato da signore. Come al solito” [non è vero: io mi comporto da signore solo quando non serve].
Ripenso alla prima frase che mi ha detto mia madre quel giorno, riflettendo sulla catena di nefasti eventi che sta costellando la mia carriera “Sei sicuro di non voler fare lo stilista?”.
[Si mamma, al mondo ci sono già troppe persone che disegnano brutti vestiti].
Quel che è certo è che io debba ormai rinunciare ad avere modelli di ruolo maschili.
Non ci si lamenti poi per certe mie uscite, per cortesia!
Un giorno ci siamo e il giorno dopo non ci siamo più.
E deve essere questa seconda alternativa ad infonderci speranza, miei fedeli.
Nell’attesa, gioiamo del fatto di essere strabici ed avere le orecchie a sventola.
La sera di un'anonima giornata di giugno, mentre in rete i blogger fingono di snobbarsi in un clima di inedita austerità, Countrypolitan, soprannominato anche il padrino di tutti gli emarginati o il protomartire degli indesiderati, ha ceduto al peso dell’ennesimo post.
Attorno agli schermi di una blogosfera pervasa dal giubilo, milioni di internauti increduli si stringono per festeggiare il lieto ritorno, a testimonianza calorosa del non sentirsi più orfani.
Pigrizia. Assenza di argomenti. Solidarietà. Timore di annoiare. Capriccio. Eccesso di lavoro. Desiderio di farsi pregare. O - perché no? - anche solo l’assenza di una linea adsl…Numerosi i motivi per cui passano 50 giorni senza aggiornare un blog.
Da quel 21 aprile continuano a non esserci uomini nella vita di Countrypolitan. Egli si è sforzato ben poco in tal senso, sebbene il risultato avrebbe potuto benissimo essere all’altezza delle sue aspettative. In compenso, nell’attesa che muoia un’altra principessa ed egli decida di immolare la propria vita al bene altrui, Countrypolitan ha continuato a coltivare un gusto particolare per i piccoli piaceri: farsi un bicchiere di bianco al ritorno dall’ufficio; sniffare il bucato; lanciare punti levati con la spinzatrice sulla scrivania della Regina delle Salamandre.
Nello stesso periodo in una clinica brianzola un marito adultero ha rischiato di morire. Dall’altra parte del globo, nella magica cornice delle Antille, una famosa cantante americana si è sposata con un giovane ragazzo di colore. E in quel preciso istante il nome ‘Bobby Brown’ ha iniziato a riecheggiare nella mente di Countrypolitan, diffondendosi in tutta la Bassa Padana.
Da quel 21 aprile Countrypolitan continua a porsi domande cretine sul mondo [“Quanti altri gay 31enni non stanno avendo un orgasmo in questo momento?”] e a rifugiarsi nella solitudine, anche in quella manciata di giorni che si è concesso nella abituale Lutetia, tra i due lussi più ambiti: non dover rendere conto a nessuno e trovare il bagno libero. Lussi da single. Contro ogni più cupa previsione, durante il proprio esilio volontario Countrypolitan non si è mai trovato in questo mood o, più volgarmente, in questa variante pacchiana.
E’ il 2 giugno 2008: una colombiana isterica bacia la tomba di Oscar Wilde sotto il cielo plumbeo del Père Lachaise. Qualche chilometro oltre, quando è già spuntato il sole, il piccolo Luis Delasalle cerca di mordere un piatto. Poco istanti più tardi, sul 220 Stendhal, due rumorose gemelle di Rho rischiano il linciaggio da parte di un ragazzo che viaggia da solo e tenta di classificare ricordi.
A Countrypolitan non è piaciuto:
scoprire di non poter presenziare al concerto parigino delle compiante Bangles;
comprare girasoli stritolati dal cellophane;
sorbirsi le accurate analisi di improvvisati critici dell’Impressionismo;
bere un caffè nella brasserie in cui lavorava colei che ha ispirato questo post;
vergognarsi di scriverlo pubblicamente.
Sono le 21.59 del 9 giugno 2008: L'Olanda sta umiliando l'Italia. La temperatura minima è stazionaria con valori oscillanti fra i 15 e i 17 gradi centigradi e Countrypolitan è al centro della scena, ma come sempre, allo stesso tempo, ne è fuori.
La pioniera di Photoshop non delude, sebbene in volto le si scorga tutto il dramma di chi si chiede che cosa significhi il titolo ma non ha il coraggio di domandarlo
Sfugge il senso di farsi immortalare da Steven Klein per poi commissionare la grafica a Happy Office
AM I THE SAME GIRL?
Grazie ad un esposto dell'Oxford English Dictionary non vi è più traccia dei ridondanti avverbi al limite del neologismo cui ci aveva abituati la torrenziale autrice
Kabbalah dove sei?
Dopo dieci anni di fracassamento degli zebedei [che non sono dei profeti ebraici] ci sentiamo quasi smarriti
YES I AM!
Dopo l'insuccesso del film Glitter, la Carey continua a propinare frammenti del Vecchio Testamento.
Vendicativa la ragazza...
Si cambiano le tinte, si adottano figli illegalmente, si sopravvive a Swept Away, ma “waiting” continua a fare rima con “hesitating”
'I NEED A MOMENT' MOMENT
Mariah duetta in jamaicano con Damian Marley. Countrypolitan deve ancora capire. Forse Countrypolitan non ha mai capito nulla
Incredible: no spiritosoni, non è la preview con 30 secondi di ciascuna canzone dell’album.
E’ una 'canzone' unica.
...E PRINCE CREO' DEI MOSTRI
Dopo Mimi e Whilma [onestamente insuperabile] non si rivengono particolari nick, se non lo scontatissimo MC
Venne Dita. E poi Esther. Ora M-Dolla: la consacrazione definitiva sulla canottiera di Chiara Iezzi al prossimo Mardi Gras di Torre del Lago
EMILY DICKINSON'S IDOL
Scusami/ Te qiuero mucho papi/
Je ne sais pas / Mais c'est la vie...
Estrapolare un solo verso da 'Spanish Lesson' sarebbe vandalismo letterario. Più che una canzone un De Agostini spagnolo-inglese tascabile...Aridatece 'La isla bonita'
FETISH CORNER
[aka: iTunes is the devil]
Dispensare scampoli di boa di struzzo bianco avrebbe certamente impennato le vendite e invece ci dobbiamo accontentare dei soliti poster e dvd. Da usare, a questo punto, come tablette e sottobicchieri
Prestigiosa confezione di latta con caramelle e pins raffiguranti la boxeuse di Bay City. Non ancora confermato che sia incluso anche il cd. Ma è realmente un dettaglio
Anche Dubourg era furioso e dispiaciuto di esserlo. E tuttavia su questo punto teneva duro: una delle più sicure ragioni del fallimento di Alain era di non aver mai ammesso francamente di essere quello che era, un pigro amato dalle donne. Alain era sì il borghese uscito dai ranghi che aveva smascherato un momento prima, un borghese che si accorge dei vizi germinanti dai suoi pregiudizi, ma era anche incapace, a causa dei pregiudizi, di godere dei suoi vizi.
Ma esitava a continuare; dubitava profondamente dei suoi mezzi. Tutto quello che diceva serviva ad analizzare Alain, ma ad analizzarlo soltanto. Ci sarebbe voluto qualcosa di più intuitivo: amare Alain tanto da poterlo ricreare nel suo cuore. Alain era lì da un’ora e non era accaduto nulla. E stava per andarsene, scontento di lui e quindi ancora più scontento della vita, più isolato ancora, più disorientato. Ah no!
“Alain dimmi chi sei. Che io possa capirti! Che possa sentirti!”
“Per cambiarmi?”
“Se tu gridassi a pieni polmoni quello che sei, forse smetteresti subito di esserlo. Da te a un altro te non c’è che un passo.”
“O un passo falso.” Alain smise di camminare e guardò con triste disprezzo Dubourg, Dubourg così gentile e stupido.
[Pierre Drieu La Rochelle, Fuoco Fatuo, Classici moderni, pagg. 65-66]
Fate attenzione a consigliare libri che "parlano di voi": potrebbero anche non piacere.